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martedì 25 ottobre 2005

Un fiume contro la Moratti

Un fiume contro la Moratti. An provoca, tensioni dentro e fuori Montecitorio
di Valentina Petrini

 Il giorno più lungo per il ministro Moratti è un giorno di scontri, di migliana e migliaia di studenti in piazza contro le sue riforme, di tensione in Parlamento e di manganellate sotto Montecitorio. Il ddl 4735-b che rivede i criteri di reclutamento dei professori universitari arriva alla Camera per essere approvato in terza battuta. Per il governo è l’ennesimo tentativo estremo di far passare una riforma prima della fine della legislatura. Per gli studenti e i ricercatori universitari che questa riforma non la vogliono proprio, un giorno di mobilitazione nazionale a Roma.

Solo in serata alla Camera il ministro Moratti decide di prendere la parola dopo che la protesta fuori Montecitorio da semplice corteo –gli organizzatori parlano di 150mila presenze - si è trasformata in presidio, un sit in sotto le finestre del Parlamento.

«Mi meraviglio dei colleghi dell’opposizione –dice la ministra più contestata del governo Berlusconi che affermano cose non vere. La Conferenza dei Rettori Riuniti in passato mi ha sottoposto 14 richieste: 13 sono state accolte». Il ministro stenta a tenere la voce ferma. Poi all’applauso della maggioranza si rincuora e prende fiato.

Ma martedì mattina in piazza ci sono proprio tutti a dire che la Moratti mente: ricercatori, studenti, docenti, sindacati. C’è anche il rettore dell’università La Sapienza, Guarini. «Sono qui perché è un dovere essere chiari e trasparenti. Il mio appoggio alla protesta è incondizionato». Il rettore Guarini spiega che questa riforma creerà più problemi al futuro della formazione nel nostro Paese che al presente, «saranno le giovani generazioni a pagare il prezzo di queste scelte politiche». Perché? Il problema principale resta la precarietà, consolidata e non combattuta dal ddl Moratti. «Prima dell’estate sembrava che il governo avesse accolto il nostro punto di vista –spiega Guarini.- Poi dopo, con un colpo di mano, hanno presentato questo maxi emendamento per arrivare in fretta alle votazioni e delle nostre istanze non si è interessato più nessuno».

Tre i cortei che in mattinata si muovono per le vie di Roma contro il ddl. Pullman e treni arrivano da tutta Italia. A Montecitorio c’è il presidio di docenti e ricercatori. Poi verso le 14 anche gli altri cortei confluiscono davanti alla Camera. Dentro l’aula si vota il ddl Moratti, ormai al termine del suo iter parlamentare.

Escono due deputati di An, Ignazio La Russa e Mario Landolfi. Guardano oltre le transenne dove migliaia di manifestanti da martedì mattina stanno seguendo le votazioni. «Buffoni, andatevene…», dicono gli esponenti di Alleanza nazionale. La reazione della piazza è immediata. Urla, insulti, slogan contro la Moratti e tutta la maggioranza. Il clima si surrriscalda ancor più quando oltre a La Russa e Landolfi escono altri esponenti del centrodestra a istigare i manifestanti.

«Che responsabilità è questa, che bisogno c’è di istigare questi ragazzi. Stanno manifestando. Credo che uomini di istituzione non debbano compiere errori così gravi». Alba Sasso, ds, corre in piazza a dare il suo sostegno a chi martedì è in sciopero. Con lei arrivano numerosi esponenti del centrosinistra. Il vicepresidente della Camera Fabio Mussi fa arrivare bottigliette d’acqua a agenti in assetto antisommossa e manifestanti, per calmare gli animi.

Da via degli Uffici del Vicario, accanto a Montecitorio, un gruppo di studenti con il volto coperto cerca di arrivare davanti alla Camera. La polizia circonda e blocca tutte le vie d’accesso alla zona. Qualche lancio di fumogeni. Poi il gruppo si disperde per cercare di fare il giro dall’altra parte. Intanto dietro le transenne aumenta il numero dei manifestanti. In principio i cortei erano tre. Uno che partiva da piazza Esedra, uno da piazzale Aldo Moro, davanti all’università La Sapienza e l’altro era un presidio permanente davanti alla Camera per seguire le fasi del voto.

Il resto della cronaca è un botta e risposta tra la piazza e il centrodestra. Esce Gustavo Selva di An. Vuole passare ad ogni costo da via degli Uffici del vicario, occupata dagli studenti. «E’ un mio diritto, fatemi passare». Loro, in risposta, gli comprano un gelato al cioccolato e glielo consegnano.

Esce Daniela Santanchè, sempre An, che molto elegantemente si volta verso i manifestanti e mostra il dito medio. Una giornata di provocazioni.

Dentro la discussione politica continua. Il presidente della Camera Casini è costretto più volte a richiamare maggioranza e opposizione all’ordine. La tensione è già molto alta quando, ad un tratto, arriva la notizia di una carica in via del Corso in seguito alla quale sarebbero rimasti feriti tre studenti, tra cui una ragazza e cinque persone sarebbero state identificate. La Questura nega di aver ordinato una carica. E in effetti gli agenti che hanno inseguito a suon di manganellate un gruppo di studenti bolognesi e padovani fin dentro la Galleria Colonna vengono fermati da altri agenti e carabinieri. Casini comunque, sollecitato da Rifondazione, telefona al Viminale per sapere cosa è successo. Ma non sospende la seduta.

Dalle finestre si percepiscono forti e chiari gli slogan del sit in.Il governo decide di inviare Valentina Aprea, sottosegretario alla Cultura, a parlare con studenti e docenti. «Il ministro è disposto ad incontrare una delegazione»…Non riesce neanche a finire di parlare. «Ormai è tardi, - risponde la folla- nessuna delegazione. Sospendete i lavori L’Italia non vuole questa riforma».

In aula si va avanti, fino a sera. Mentre gli studenti defluiscono, alcune migliaia in corteo si dirigono verso l’università La Sapienza. E passando, con gli animi esacerbati, se la prendono anche con i giornalisti: con una cronista di Sky, con la sede del Messaggero. Solo qualche decina di loro è deciso a passare la notte lì, davanti a Palazzo Chigi. Tanto per far capire che «nessuno torna a casa». E alla Bocconi, il “tempio del sapere economico” a Milano, si fa sapere che c’è già in programma un nuovo presidio per venerdì 28. Aspettano la Moratti, all’inaugurazione dell’anno accademico.

da l'Unità online del 25/10/2005

venerdì 14 ottobre 2005

Il discorso di Piero Fassino alla Camera, Dichiarazione di voto finale sulla riforma elettorale della Cdl


Signor Presidente, vorrei iniziare da una considerazione molto semplice. In quale paese democratico una maggioranza, alla vigilia di un voto, ridisegna da sola la legge elettorale. Vorrei semplicemente che partissimo da questa considerazione. Onorevole Fini - mi rivolgo a lei, che certamente mi ascolta un po' di più rispetto ai suoi deputati -, abbiamo mai letto su un giornale che in Austria, in Spagna, in Inghilterra, in Germania, in Danimarca, in Svezia o in Portogallo - prendete qualsiasi paese democratico del nostro continente - alla vigilia di un voto che si cambino le regole? Ciò non è mai accaduto. Abbiamo, invece, dei buoni esempi. Basterebbe pensare alla Germania, dove il Cancelliere Schroeder, qualche mese fa, di fronte a dei rovesci elettorali ha pensato che fosse giusto verificare se aveva o meno la fiducia dei tedeschi. Egli è andato alle elezioni e non ha chiesto di cambiare prima la legge elettorale. Così non è accaduto e non accade in nessun altro paese. Nessuno lo fa. Nessuno lo fa per una ragione che tutti sappiamo essere fondata, ossia che una legge elettorale deve essere una legge imparziale, riconosciuta da tutti, una regola del gioco che non può essere piegata alle convenienze e agli interessi di questa o quella maggioranza politica. Tanto è vero - lo ha ricordato bene l'onorevole Mattarella - che nelle grandi democrazie la legge elettorale non la si cambia mai, o la si cambia rarissimamente, proprio perché cambiarla continuamente offre il destro all'instabilità e al sospetto che chi la cambia lo faccia per piegarla alle proprie convenienze. Seconda considerazione: in ogni caso, quando si cambia la legge elettorale, lo si fa sulla base di un consenso tra tutte le forze politiche principali. Ci sono addirittura Costituzioni in Europa, che prevedono che la legge elettorale non possa essere cambiata se non da maggioranze qualificate, cioè più ampie di una maggioranza di Governo. Ebbene, voi vi siete mossi contravvenendo esattamente a questi due principi. Avete deciso di cambiare la legge elettorale alla vigilia di una campagna elettorale molto impegnativa, come sappiamo tutti, e avete deciso di farlo da soli. Eppure non era questo il vostro convincimento. Già Franceschini vi ha fatto, l'altro ieri, alcune citazioni. Permettetemi di aggiungerne alcune altre. Penso all'onorevole Pisanu, che oggi passa per un ministro particolarmente attento al suo ruolo istituzionale e moderato. Era assai meno moderato nel 2000, quando diceva: sia chiaro fin da ora che il tentativo di imporre una legge elettorale di parte aprirebbe uno scontro parlamentare senza precedenti e la responsabilità ricadrebbe interamente su chi lo fa. Straparlano (saremmo stati noi)! Forse adesso straparlate voi, onorevole Pisanu! Penso all'onorevole Bossi, il quale diceva: se il centrosinistra decidesse di andare avanti da solo, sarebbe un altro imbroglio; ho sempre sostenuto che hanno la mentalità nazista, adesso hanno la possibilità di dimostrarlo. Presumo che adesso, comportandovi voi così, siate voi i destinatari di questo giudizio dell'onorevole Bossi! Penso a un uomo, che anche lui passava per essere moderato, l'ex ministro Giuliano Urbani, il quale disse: nemmeno Milosevic provò a cambiare le regole elettorali a campagna elettorale in corso! Presumo che oggi l'onorevole Berlusconi sia peggio di Milosevic! Potrei continuare, ma vi risparmio. Quello che voglio dire è che in realtà anche voi sapete benissimo che cambiare una legge alla vigilia della campagna elettorale e facendolo da soli, sottraendosi a qualsiasi confronto, è un atto di imposizione e di arroganza. E allora perché lo fate? Lo fate per due obiettivi. Il primo: volete evitare una sconfitta elettorale, che sentite incombente. Il secondo: per impedire alla prossima maggioranza, come ricordava l'onorevole Mattarella, di avere quell'ampio margine di voti, di cui avete goduto voi oggi. Voi avete governato in questo Parlamento con cento deputati in più in questa Camera e cinquanta senatori in più al Senato. Se non ce l'avete fatta non è per un problema elettorale o istituzionale, perché quando si ha una maggioranza così ampia si è in grado, se si ha la volontà politica, di decidere qualsiasi cosa! Se non lo avete fatto è per una ragione politica! Voi, non essendo stati capaci, pur con una maggioranza così ampia, di governare, volete impedire a chi eventualmente dovesse succedervi di avere una maggioranza con la quale poter governare! Questa è la verità! Andiamo infatti al merito della legge. Potevate proporci molte cose. Potevate proporci il proporzionale del modello tedesco, di cui avete parlato ampiamente. Addirittura un partito come l'UDC ce lo ha proposto per anni! Potevate proporci il modello elettorale che è in vigore in Italia per le regioni, che non è esattamente quello che proponete oggi, perché qui non c'è il listino di coalizione, che è l'elemento coesivo della coalizione. Potevate proporci altre cose. No! Ci avete proposto un proporzionale, che non esiste in nessun paese al mondo! E che è ritagliato unicamente sulle convenienze elettorali di questa maggioranza di Governo. Volete la riprova? Dopo aver messo mille sbarramenti (20, 10, 8, 3, 2), l'altro giorno avete introdotto lo sbarramento con lo sconto, perché avete introdotto una norma che dice che se anche c'è lo sbarramento del 2 per cento ciascuna coalizione ha la possibilità di avere un partito che se anche non arriva al 2 per cento però può avere dei seggi in Parlamento. Lo avete fatto perché vi sono alcune forze minori, che probabilmente non raggiungeranno il 2 per cento che si stanno interrogando se stare con voi oppure no! Avete quindi ridisegnato un profilo elettorale, unicamente per cercare di conquistare il consenso di queste forze politiche. Alla faccia dell'imparzialità della legge e della capacità di dare una legge che dia stabilità a questo sistema! La verità è che voi ci proponete una legge che aumenterà la frammentazione politica. Aumenteranno le liste elettorali, dunque i gruppi parlamentari e dunque probabilmente i partiti politici. Spezzate ogni rapporto di rappresentanza territoriale, perché noi, che siamo qui oggi, siamo tutti stati eletti in 475 collegi di 120 mila elettori l'uno e ciascuno di noi con quegli elettori un rapporto l'ha costruito! Quando da domani ciascuno di noi sarà eletto in una lista bloccata su base regionale di milioni e milioni di elettori, avrà maggiore difficoltà a rappresentare quegli eletti a cui deve rendere conto. Voi spezzate non solo il rapporto con il territorio, ma anche quello tra elettori ed eletti, con liste bloccate che riducono la possibilità per l'elettore di scegliere da chi farsi rappresentare. Insomma, si tratta di una legge che renderà meno stabile l'attività di questo Parlamento, meno stabili le maggioranze che si formeranno, di qualsiasi segno politico, dunque, meno governabile il Parlamento e meno governabile la maggioranza che dovrà governare il paese! Voi state proponendo una legge che accresce l'instabilità e l'ingovernabilità del paese e lo avete fatto, perché non siete in grado di stare insieme con il sistema maggioritario. Questa è la verità! Lo ha detto il Presidente del Consiglio qualche giorno fa: se, dopo tutte le liti che la destra ha avuto dopo la sconfitta delle elezioni regionali, la stessa andasse con il sistema elettorale attuale, non sarebbe in grado in nessun collegio uninominale di fare il pieno dei propri voti! Perché dove verrebbe candidato l'onorevole Follini, può darsi che non tutti gli elettori della Lega lo voterebbero e dove viene candidato il ministro Calderoli, può darsi che non tutti gli elettori dell'UDC lo voterebbero! Allora, l'unico modo per tenervi insieme è spezzare la vostra solidarietà, andare distinti, sperando, separati, di tenere quei voti che, uniti, perdereste soltanto! Insomma, voi ci state proponendo una legge che è unicamente pensata per evitare una sconfitta elettorale. Trovo del tutto legittimo che uno schieramento politico non voglia perdere, ma non è un buon motivo per cambiare la legge elettorale di un sistema democratico Per tale motivo, non consideriamo la partita chiusa qui questa sera. Questa legge dovrà essere esaminata al Senato; di qui ad allora continueremo a batterci, perché non si compia questo strappo e perché questo paese possa avere una legge elettorale più civile e più degna di quella che voi avete proposto questa sera! Ma il punto che voi eludete - mi rivolgo a lei, onorevole Fini, che è il Vicepresidente del Consiglio e che rappresenta in questo momento il Governo - è che la vostra crisi, quella crisi che vi ha portato alla sconfitta clamorosa nelle elezioni regionali di qualche mese fa, quella crisi che vi ha portato negli ultimi quattro anni a subire sconfitte in tutti i passaggi elettorali che, dal 2002 al 2005, l'Italia abbia conosciuto, non è dovuta al sistema elettorale. Quella crisi si chiama crescita zero! Quella crisi si chiama incapacità di governare l'economia, portandola ad un deficit del 5 per cento ed a un debito pubblico del 110 per cento! Quella crisi si chiama insicurezza sociale di molte famiglie italiane! Quella crisi si chiama malessere di tante categorie e di tanti strati della società italiana che, nel 2001, vi avevano guardato con speranza, pensando che voi sareste stati capaci di modernizzare il paese. Dopo cinque anni, essi constatano il fallimento della vostra politica! Per questo avete perso voti! Per questo rischiate di perdere le prossime elezioni! Non perché vi è un sistema elettorale che vi penalizza, perché, semmai, quello del 2001 vi ha dato un ampio margine di seggi in questa sede. Voi perdete perché avete perso il consenso del paese! Mi colpisce come in queste settimane si misura la differenza tra voi e noi. Noi del paese non abbiamo paura, tant'è vero che, nel momento in cui stiamo per avviarci in questa lunga campagna elettorale, abbiamo scelto di andare domenica prossima a chiedere a tutti gli elettori del centrosinistra di legittimare con il voto il nostro leader. Voi, invece, della gente avete paura, dei cittadini avete paura e avete paura delle donne, con lo strappo che avete consumato ieri! In ogni caso, e concludo davvero, voi oggi cambiate la legge elettorale, sperando di mettervi al riparo da una possibile sconfitta! Voi vi aggrappate come il naufrago all'albero di una nave che affonda! Non vi basterà, anzi gli italiani saranno ancora più severi e cambiare le regole del gioco, la legge non vi risparmierà una sconfitta severa che gli italiani vi infliggeranno!